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giovedì 5 ottobre 2017

Nuova Matrix 1000: perfetta per le esigenze degli stampisti




Rinnovata nella forma e nella sostanza, Matrix 1000 di Breton è pensata per le esigenze degli stampisti e presenta alcune soluzioni innovative pensate proprio per le necessità specifiche di questo comparto.

Matrix 1000 non è un nome nuovo nel panorama Breton: nata per il mercato degli stampisti, in passato ha ottenuto un ottimo successo. Oggi, alla luce dei miglioramenti tecnologici e delle rinnovate richieste del mercato, è stata aggiornata per ottenere ancora maggiore riscontro.

È stata completamente riprogettata: dell’originale ha mantenuto il nome e il target (gli stampisti), ma per il resto include molte novità che strizzano l’occhio anche a settori diversi come l’aeronautico proprio per le sue caratteristiche di robustezza, precisione e volume disponibili. Ogni dettaglio è stato rivalutato e verificato.
Alcune delle idee che hanno contribuito al successo della precedente Matrix 1000 hanno “retto” gli anni, mentre altre sono state riviste e aggiornate.

Pur essendo pensata per gli stampisti, infatti, ha riscosso un significativo successo anche nel mondo aeronautico.

Quest’ultimo, però, in genere necessita di un campo di lavoro più ampio (si pensi ad alcuni componenti strutturali). Alcune delle soluzioni pensate per la modularità andavano a impattare sui costi: nella nuova versione è stato rivisto il concetto progettuale, mantenendo quanto di buono fatto nella versione precedente, semplificando dove possibile e garantendo una intercambiabilità di accessori per assicurare l’utilizzo della macchina anche nel mondo aerospace (come appunto le differenti teste di fresatura).


Ascoltare gli utilizzatori

Chi meglio dell’utilizzatore sa cosa occorre in uno specifico settore? E così Breton è passata da un approccio top-down, con l’azienda che propone soluzioni e caratteristiche al mercato, a uno bottom-up, dove sono cioè le richieste del mercato a guidare lo sviluppo dei nuovi modelli.

Matrix 1000 nasce dunque dalle richieste del mercato degli stampisti, che hanno fornito esigenze, feedback e suggerimenti. L’approccio è semplice: è stato pensato al pezzo più grande che generalmente viene lavorato nel settore degli stampi, come paraurti auto o plancia, e da quello sono state stabilite le corse.

Si è poi partiti dalle cose più semplici, apparentemente banali ma che vengono richieste in tutte le officine (come poter accedere al campo di lavoro senza inciampare sui gradini, o persino poter pulire facilmente il campo di lavoro quando necessario senza che i trucioli finiscano in interstizi poi difficili da raggiungere), salendo a quelle più complesse (come una maggiore rigidità strutturale per asportazioni più importanti o minori dilatazioni termiche) in una vera e propria user experience.

Un’altra richiesta degli utilizzatori è poi un lapidario “deve costare meno e lavorare di più”: difficile da ottenere, ma non impossibile. E infatti i progettisti Breton hanno saputo unire maggiori prestazioni a un costo di acquisto limitato.

Pensata per il mondo degli stampi

Tra le altre novità introdotte in questa versione, Breton ha pensato a una testa monolaterale particolarmente apprezzata dagli stampisti. Rispetto alle teste a forcella, infatti, consente di lavorare più vicina al pezzo (quindi con utensili più corti) o di raggiungere punti altrimenti inaccessibili con una testa a forcella. È un modello realizzato con caratteristiche peculiari, come direct drive, freni di sicurezza, encoder di lettura e con un corpo con una struttura resistente alle flessioni ed alle torsioni tanto quanto quella a forcella.

Ovviamente nel mondo aeronautico la monolaterale non è una soluzione accettabile, quindi la testa a forcella rimane disponibile: questa è una delle caratteristiche che vedono la nuova Matrix 1000 adatta per settori applicativi così diversi come quello degli stampi e aeronautico.

Matrix 1000 viene offerta di default con il controllo numerico Heidenhain iTNC 640, ben conosciuto nel mondo degli stampisti, ma è disponibile anche con il modello Siemens 840D SL.

 
Ripensata da cima a fondo

Come detto, è stato fatto un ottimo lavoro dal punto di vista dello sviluppo e dell’ingegnerizzazione della macchina: costa meno della precedente, ma nello stesso tempo presenta caratteristiche superiori dal punto di vista della precisione, delle performance e della produttività.
Ha infatti una impronta a terra ridotta rispetto al modello precedente, nonostante le corse degli assi siano maggiori (300 mm in più in Y). Nel mondo degli stampi spesso le officine hanno problemi di spazio e a volte questo rappresenta la discriminante tra la scelta di un modello rispetto a un altro.


La modularità rimane: per gli assi Z e Y è disponibile un’unica taglia, mentre in X è assicurata la possibilità di scegliere corse da 2.500 a 4.000 mm. In ogni caso, il focus rimane lo stampista.
A proposito di area di lavoro, i progettisti Breton hanno previsto una copertura con lamiere in acciaio inox del vano interno: è una soluzione che consente di evitare il classico effetto di “sverniciatura” presente su altre macchine. Poter contare su un materiale resistente per definizione all’aggressione chimica dei fluidi e meccanica dei trucioli è un valore aggiunto molto apprezzato dagli utilizzatori.
L’evacuazione dei trucioli è un’altra caratteristica molto sentita dagli utilizzatori. Se con l’acciaio questa esigenza non è così evidente, quando si lavora l’alluminio il volume di truciolo prodotto è considerevole: fresare stampi rotazionali in alluminio significa partire da grandi blocchi asportando una quantità di materiale che arriva all’80/90% del totale. In questo caso poter contare su un evacuatore efficiente significa mantenere il campo di lavoro pulito ed evitare che l’accumulo crei problemi alla macchina stessa. Per questo Breton ha previsto un trasportatore frontale a tappeto che permette di aprire agevolmente le porte e due evacuatori laterali a coclea che portano verso quello frontale i trucioli rimanenti. La parete posteriore, inoltre, è attaccata alla tavola in modo da evitare l’accumulo di materiale.
Le stesse pareti in inox proteggono inoltre le spalle e i soffietti, che restano così più puliti e facili da lavare nel caso parte dei trucioli dovesse accumularsi.

 
Dettagli che contano

Quella della tempistica di installazione è una peculiarità molto sentita dagli utilizzatori finali. Per questo Breton ha previsto una serie di migliorie anche da questo punto di vista che consente di ridurre del 20% circa la durata della messa in servizio.

Ad esempio, la proposta di base prevede lo scalino di accesso all’area di lavoro; in questo modo è possibile installarla su un pavimento o fondazione industriale di buona qualità, senza dover effettuare particolari lavori in muratura. La macchina viene ancorata ed è subito operativa. Un vantaggio anche in previsione di uno spostamento futuro della macchina (possibilità non remota nelle officine con gli spazi ridotti, magari per far entrare un nuovo modello con una impronta a terra diversa). Non è necessario fare scavi per il trasportatore, inoltre tutti i cavi passano all’interno della macchina.


Per chi preferisce una soluzione allo stesso livello tra piano di lavoro e pavimento (ad esempio per entrare direttamente con il muletto) è possibile eseguire uno scavo per incassare la tavola di lavoro a filo pavimento.
L’evacuatore è posizionato davanti, con uscita lato magazzino (a destra o a sinistra a scelta): sul fronte macchina l’operatore ha il controllo numerico, il magazzino utensili e il cassone dei trucioli, senza dover quindi spostarsi sul retro. 

Su un fianco è presente un accesso per l’espansione del magazzino utensili, che di base assicura 30 posti ma che può raddoppiare a richiesta. Si tratta di valori perfettamente in linea con le richieste del mondo degli stampi, dove non servono grandi numeri.
Dal punto di vista dell’usabilità, è importante ricordare che i quadri elettrici richiedono una distanza di sicurezza rispetto alle altre macchine per essere aperti. Ora sono posizionati sulla parte posteriore della Matrix 1000, che in tal modo può essere installata fino a 1 metro dalla parete senza incappare nelle criticità legate alla sicurezza di impiego e di manutenzione.



Più asportazione su ogni materiale

La maggior capacità di asportazione è stata ottenuta anche grazie alla struttura pensata e realizzata per supportare sforzi di taglio superiori. Il mandrino precedente arrivava a 100 Nm di coppia, mentre le versioni pensate per questa evoluzione sono di 160 Nm sul mandrino da 18.000 giri/min. In alternativa, è possibile scegliere modelli diversi con 100 Nm e 18.000 giri/min o 64 Nm e 28.000 giri/min.

La rigidezza strutturale di spalle, trave e cannotto è superiore a quella del modello precedente. Questa qualità va di pari passo con il nuovo elettromandrino con coppia continua di 160 Nm, che permettono una maggiore asportazione anche su materiali tenaci. Oltre alla robustezza (certificata dall’analisi FEM della struttura), la nuova Matrix 1000 presenta una soluzione brevettata che la rende meno sensibile alle variazioni di temperatura. Questo, unito alla struttura termosimmetrica, incrementa la precisione complessiva in ogni condizione operativa.

Un’altra richiesta proveniente dal mondo degli stampi è quella di coni utensile più robusti sia per assecondare la maggiore capacità di asportazione delle macchine, sia per migliorare le condizioni operative degli utensili (che in tal modo subiscono meno effetti dalle vibrazioni). Per questo Breton ha previsto sia il classico attacco HSK63, sia il più solido HSK100.
Le corse degli assi sono pari a 1.000 mm in Z, 2.500 mm in Y e da 2.500 a 4.000 in X.
La motorizzazione è di tipo gantry con 4 motori sull’asse X master/slave e recupero del gioco; Y è mosso da una vite a ricircolo di sfere con recupero dei giochi, mentre Z presenta due viti a ricircolo di sfere senza bilanciatura, utile per incrementare la reattività in fase di lavoro.


È disponibile a richiesta anche il cannotto con guide idrostatiche: una soluzione che smorza in modo ancora più efficace le vibrazioni.
Se per gli assi rotativi è previsto l’impiego di motori torque con encoder, su quelli lineari l'azienda ha preferito restare su una soluzione più “tradizionale”, che assicura comunque performance di alto livello: le viti e le cremagliere assicurano fino a 5 m/s2 e 50 m/min, senza però le problematiche tipiche di impiego dei motori lineari (consumi, complessità progettuale del sistema di raffreddamento ecc.).



Insensibile al caldo

Questo risultato è stato ottenuto non con l’impiego di un gran numero di sonde di temperatura.

Breton invece ha previsto una gestione particolare della variazione della temperatura: la macchina – entro ovvi limiti – può essere calda, e tale deve restare. L’importante è che questa variazione di temperatura avvenga in modo graduale e controllato, così che la struttura termosimmetrica si adatti. Per ottenere questo risultato è stata prevista una particolare coibentazione della struttura: se all’esterno dovesse esserci una variazione repentina di temperatura, dell’ordine ad esempio di 5 °C, la macchina opporrà resistenza a questa variazione e impiegherà molto più tempo a scaldarsi e quindi a dilatarsi. È una idea già ben nota nell’edilizia per l’efficientamento degli edifici, dove un “cappotto termico” mantiene per quanto possibile invariate le temperature rispetto all’esterno.

Le lamiere stesse che compongono la macchina presentano una differenza di temperatura tra di loro di 0,2 °C: un valore molto contenuto e perfettamente gestibile dai sistemi di compensazione passivi (il “cappotto termico”) e attivi (l’elettronica) presenti nella Matrix 1000.

Oltre ai sensori di temperatura nei corpi principali della macchina, sono stati inseriti sulla testa quelli per il monitoraggio delle vibrazioni. Di base questo è sufficiente per intervenire in caso di necessità e fermare la lavorazione prima che si verifichino danni (come in presenza di un sovrammetallo eccessivo non previsto), ma a richiesta è possibile avere il pacchetto adattativo, che varia i parametri di lavoro in base alle reazioni registrate in macchina (assorbimento potenza, vibrazioni ecc.).

In ogni caso, il mandrino è di tipo a cartuccia: può essere smontato semplicemente dall’utilizzatore agendo su poche viti e attraverso un sistema di cablaggio rapido. Così facendo, in caso di necessità (come una collisione o la richiesta di prestazioni diverse) l’utente può intervenire rapidamente e ripartire dopo un ciclo di centraggio. A richiesta, Breton può fornire anche un dispositivo automatico per il cambio della cartuccia.

Per maggiori informazioni scrivete a: mail@breton.it
Grazie per l'attenzione
A presto
Sergio Prior

venerdì 23 gennaio 2015

Cinque assi nel caffè con Breton Matrix 1000 centro di lavoro a 5 assi

Per abbattere i tempi ciclo, mantenere tolleranze rigidissime e ottimizzare le lavorazioni, sempre più spesso si ricorre a macchine a 5 assi, sulle quali, dopo aver staffato il grezzo, si può ottenere il pezzo finito senza ulteriori interventi. (Di Giancarlo Giannangeli per TM- Teconologie Mecaniche)

Opem Spa inizia l’attività a Parma nel 1974 nel campo della pesatura industriale di prodotti alimentari; tutte le energie fin dall’inizio vengono indirizzate verso una costante ricerca di soluzioni innovative. Il miglioramento delle prestazioni e della qualità non è mai venuto meno: questa filosofia ha portato l’azienda emiliana a livelli tecnologici di eccellenza. Opem si è quindi progressivamente inserita nel settore del confezionamento, mettendo a punto nuovi impianti che ormai vengono venduti su tutti i mercati del mondo.

Oggi il settore di riferimento è quello del caffè, che porta la maggior parte del fatturato, ma non mancano linee che sfornano confezioni di tè, orzo, infusi, polveri per gelato, latte in polvere, spezie e biscotti. Il caffè viene confezionato in barattoli e sacchetti, in grani e macinato, ma attualmente la parte maggiore riguarda il caffè in capsula. In questo campo Opem riveste il ruolo di vero e proprio leader nel mercato mondiale, come precisa Fabio Binacchi, fondatore e presidente dell’azienda emiliana.


«Il 95% della nostra produzione è destinata all’estero; troviamo concorrenti agguerriti nelle strutturate aziende tedesche, ma nel nostro piccolo lavoriamo bene e siamo particolarmente apprezzati. Abbiamo importanti clienti anche in Germania; proprio lì abbiamo recentemente fornito altre linee a clienti che continuano a sceglierci, nonostante la particolare predilezione che i tedeschi hanno per la loro fornitura nazionale. Evidentemente l’aver sempre posto in primo piano le esigenze del cliente ci ha portato a realizzare impianti che esprimono il massimo in produttività e affidabilità, le vere prerogative di qualità per un impianto industriale. Siamo una piccola-media realtà che fa della flessibilità la propria forza; possiamo costruire un impianto letteralmente su misura».
L’azienda emiliana è stata recentemente classificata dall’Ucima (unione costruttori macchine automatiche), che l’ha classificata al primo posto in Italia per reddito operativo netto e per redditività delle vendite, superando tutte le più famose aziende bolognesi della cosiddetta "packaging valley”. A livello europeo è seconda, dietro una società tedesca.

Una macchina precisa e stabile
Oggi Opem occupa un modernissimo e ampio stabilimento all’interno del quale vengono progettati e realizzati interamente tutti gli impianti. L’azienda ha sempre voluto mantenere al proprio interno tutte le fasi in cui si articola il ciclo di sviluppo, dall’analisi preliminare alla progettazione, alla costruzione dei vari componenti, all’assemblaggio.
«La nostra preoccupazione principale è quella di garantire sempre la massima qualità, e quindi riteniamo fondamentale il controllo completo su ogni fase. Ciò ci permette di operare cambi di priorità immediati, se necessario; non vogliamo dipendere da terzisti che, per quanto affidabili e volenterosi, non possono competere con la rapidità di intervento di cui possiamo godere nei nostri stabilimenti».
L’azienda dispone quindi di una officina perfettamente attrezzata per costruire al proprio interno tutta la componentistica non commerciale utilizzata negli impianti. Per velocizzare e ottimizzare ancor più l’attività, è stata recentemente acquistata una Matrix 1000 di Breton, una macchina utensile a 5 assi a portale di dimensioni medio-grandi, caratterizzata da alta velocità e alte prestazioni.
Gli spostamenti del carro e della trave, per esempio, avvengono su guide ampiamente dimensionate a circolazione di rulli che garantiscono precisione e stabilità: tutti gli assi sono mossi da sistemi con vite rettificata a ricircolo di sfere con doppia chiocciola rotante prevaricata; il rilevamento della posizione è ottenuto tramite righe ottiche. Particolare cura da parte del costruttore Breton è stata posta nel controllo delle dilatazioni termiche, raffreddando direttamente le chiocciole e non semplicemente le viti, evitando quindi radicalmente e fin da subito che il calore si propaghi. Gli assi sono gestiti da azionamenti digitali con servomotori brushless di ultima generazione.

Prestazioni sempre più spinte
La Matrix 1000 è un centro di lavoro per la fresatura di forme tridimensionali complesse che necessitano di essere eseguite con accuratezza e interpolazione continua degli assi. Potrebbe sembrare superflua in un’azienda che costruisce “semplicemente” impianti di confezionamento, ma in realtà queste linee automatiche sono ormai sempre più spesso macchine complesse, dalle eccellenti prestazioni in termini di velocità di funzionamento, di affidabilità e di certezza di risultati nel tempo. È in atto una rincorsa tra i clienti, che non vedono d’ora di aumentare la loro produttività sfornando un numero sempre maggiore di confezioni nell’unità di tempo, e i costruttori, che fanno a gara nel proporre macchine sempre più veloci.

La produttività delle linee costruite da Opem può variare a seconda dell’impianto, ma arriva facilmente a 1.200-1.300 cialde al minuto, controllate nel peso individualmente e confezionate accuratamente in sacchetti. Una cifra impressionante; è perfino difficile scorgere il prodotto in movimento sui tappeti mobili. Infatti l’unico modo per osservare a occhio nudo i prodotti in transito è una illuminazione con lampada stroboscopica!
Questa esasperazione della velocità nel confezionamento richiede una precisione centesimale dei componenti in movimento, che devono essere costruiti con la massima cura poiché devono accoppiarsi secondo tolleranze rigidissime. Anche se la lavorazione a 5 assi continui accade molto di rado nell’officina Opem, tuttavia i 4 e 5 assi posizionati sono la regola, per di più su pezzi anche di dimensioni ragguardevoli.
Il mantenimento della precisione può essere garantito solo posizionando il pezzo in macchina una sola volta.
«Fresature su più lati, smussi angolati, forature, tante operazioni su di un solo componente sono all’ordine del giorno e dobbiamo realizzarle tutte su una stessa macchina. Lo staffaggio è unico, tutte le operazioni vengono eseguite in sequenza e il pezzo viene finito completamente. L’assenza di ulteriori interventi esterni sul pezzo, una volta posto sulla tavola, porta come conseguenza un rispetto delle tolleranze su ogni dimensione che prima era molto più difficile ottenere e richiedeva accorgimenti estenuanti. Oggi abbiamo la certezza assoluta che la precisione venga rispettata».

Anche il risparmio di tempo, dovuto all’abbattimento dei tempi di attraversamento, ha beneficiato del lavoro della Matrix 1000.
«Rispetto a prima, quando dovevamo smontare pezzi e riposizionarli, i tempi si sono ridotti sensibilmente. Inoltre, una macchina potente come questa Matrix, capace di grandi prestazioni, ci aiuta molto nelle lavorazioni su componenti pesanti».
Un altro dei motivi che hanno fatto preferire una macchina così imponente è proprio l’ampiezza della tavola, che permette di staffare non solo grandi fiancate, ma anche più di un pezzo in diverse zone della tavola, da lavorare poi in successione e senza interruzione.

Parametri per alta velocità
Prima di scegliere la Matrix 1000, l’azienda emiliana ha condotto numerosi sondaggi: «Abbiamo trovato molte macchine di qualità sul mercato, ma abbiamo preferito un prodotto italiano, realizzato da un costruttore al vertice della gamma. Il prezzo non è per noi l’elemento più importante; le caratteristiche che ricerchiamo sono precisione, robustezza e, soprattutto, servizio ricevuto. E infatti insieme ai loro tecnici sono stati messi a punto speciali sistemi di attrezzaggio secondo parametri adatti a questo tipo di macchina ad alta velocità. La collaborazione con Breton ha permesso di affinare tecniche e strategie di asportazione, identificare i migliori utensili, ottimizzare le lavorazioni. Tutti i tempi ciclo sono stati considerevolmente ridotti, sia in sgrossatura sia finitura».
Gli utensili scelti vengono conservati in un ampio magazzino che ci consente di avere una notevole autonomia operativa. Il magazzino è installato all’esterno della zona di lavoro, per garantire la protezione dallo sporco e la massima affidabilità nel tempo. Particolarmente efficace è la testa a forcella bilaterale in fusione di ghisa, che conferisce rigidezza strutturale e capacità di assorbimento delle vibrazioni. Il modello installato presso lo stabilimento Opem è equipaggiato con motori Direct Drive, mentre il mandrino è accuratamente stabilizzato termicamente.


Un centro versatile
La Matrix 1000, con la sua possente struttura e la sue elevate prestazioni, è la soluzione ideale per vari settori industriali: aeronautico, automobile, degli stampi e del design. 
Per soddisfare ogni esigenza lavorativa, Breton può configurare la macchina secondo le configurazioni più utili all’utente; la versione standard dispone di un’ampia area di lavoro, ma è possibile allestire due distinte zone per operare in pendolare. La macchina offre ottima accessibilità e visibilità della zona operativa, grazie alle ampie porte frontali e alla struttura a portale con traversa mobile.
Particolarmente interessante è la soluzione strutturale inventata e brevettata da Breton: robuste spalle realizzate con l’innovativa tecnologia Metalquartz, ovvero una struttura “a sandwich” in acciaio elettrosaldato e stabilizzato le cui centinature sono annegate in una massa di materiale composito di quarzo in matrice polimerica. Questa esclusiva tecnologia garantisce la massima rigidezza strutturale nonché un elevato grado di smorzamento delle vibrazioni, a garanzia di una migliore finitura superficiale e di un incremento di durata degli utensili.
Matrix non è pensata solo per lavorare l’acciaio: l’unità è adatta anche per affrontare i materiali compositi e di resine. Può essere dotata di un efficace sistema di aspirazione delle polveri installato sul naso mandrino e di soffietti a cielo che racchiudono completamente la macchina, isolando la zona di lavorazione dall’ambiente circostante.



Per ulteriori info sui centri di lavoro Matrix Breton scrivete ora a mail@breton.it.
Vi risponderemo in poco tempo.
Grazie a Tecnologie Meccaniche per la realizzazione dell'articolo.
A presto 
Bye-bye
Sergio Prior


domenica 22 settembre 2013

Breton alla EMO di Hannover

Buongiorno a tutti,
siamo appena rientrati dalla fiera EMO di Hannover con molte soddisfazioni, sia per i molti contatti avuti al stand Breton per tutta la durata della manifestazione, sia per l'apprezzamento ricevuto da parte dei ns. Clienti.
Condivido con voi qualche foto dello stand.






Infine vi voglio mostrare una anteprima presentata in fiera di come si possono lavorare gli ingranaggi con il Breton ULTRIX GEAR. E' solo un assaggio! Torneremo più approfonditamente sull'argomento tra qualche giorno.

a presto
By-by
Sergio Prior

martedì 15 gennaio 2013

Centri di lavoro Breton MATRIX 800 e 1000 mentre lavorano stampi

ciao,
oggi ti voglio mostrare come i centri di lavoro verticale a alta velocità Breton MATRIX 800 e  MATRIX 1000 sono impiegati egregiamente nella lavorazione degli stampi.
1 - centro di lavoro verticale MATRIX 800






2 - centro di lavoro verticale MATRIX 1000

Per ulteriori INFO scrivete a mail@breton.it, vi risponderemo in breve tempo.
Grazie per l'attenzione e a presto.
Bye-bye
Sergio Prior